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Da alcuni secoli ormai il dogma pubblico della buona politica è raccolto in alcuni, semplici, principi.

Il primo è che gli uomini sono uguali. Alcuni dicono solo per dignità, altri per dignità e diritto, altri ancora totalmente. Prima dicotomia.

Il secondo è che il potere procede dal popolo, e non da una entità esterna e superiore. Anticamente il potere era legittimata dalla forza nel combattimento, concetto derivato direttamente dalla selezione naturale che permette al patrimonio genetico migliore, di moltiplicarsi a danno di quello meno abile alla sopravvivenza della specie.

Il terzo è che esiste una entità superiore, metafisica e trascendentale per i religiosi, filosofica e generale per i laici eticisti, dalla quale emanano regole paradigmatiche e non discutibili.

Bene, questi principi mostrano contraddizioni intrinseche e estrinseche, sulle quali si basa la lotta politica. Iniziamo ad analizzare alcune delle contraddizioni o difficoltà interpretative intrinseche.

per 1: se si pone come valore assoluto l’uguaglianza degli uomini, è naturale assumerla come totalitaria e pervasiva. Questo concetto però è smentito immediatamente dalla natura, che ci fa diversi in aspetto e capacitò, sia fisiche che mentali. Il principio viene pertanto addomesticato e ridotto, alla uguaglianza davanti al diritto. Ma emerge subito allora il concetto della genesi del diritto e della sua legittimazione. Perchè no ha alcun senso essere uguali davanti ad una cosa intrinsecamente inesistente o illegittima. L’uguaglianza, per esprimere un concetto valido e buono, deve basarsi a sua volta su una cosa buona e giusta, e siccome si basa sul diritto, questo deve essere buono e giusto. Vediamo pertanto che anche la residuale considerazione del punto uno, ridotto alla sola uguaglianza davanti al diritto, non può esistere da solo, ma necessità per esistere come valore di un fatto separato: della legittimità e correttezza del diritto.

E da dove emana il diritto? Dal potere. E siamo al punto successivo.

Per il punto 2: Se il potere è legittimato da un altro potere superiore, indiscutibile e trascendentale, come lo prevede la religione, il problema finisce qui. Basta che sia scritto in un libro attribuito a Dio, e l’analisi del diritto no nè piú sostanziale, ma meramente interpretativa. Questo è quanto rende ridicolo i riformatori della dottrina della Chiesa Romana: o il diritto deriva da Dio, ed è immutabile e congelato nel libro che raccoglie le sue espressioni, nel caso di ebrei, cristiani e musulmani la bibbia e per gli ultimi il corano. L’unica discussione possibile non è certo evolutiva o di progresso, in se stesso negato dalla dottrina stessa, ma nella azione interpretativa del testo. E questo rende abbastanza semplice il processo. Ma se si pone come base della riflessione politica l’autonomia legislativa del popolo, che è la piú importante conquista dell’illuminismo, l’attività legislativa è libera e trae linfa dalle sole convinzioni del popolo, espresse secondo le regole di uguaglianza del punto 1. E qui nasce un nuovo problema. Se il potere è dell’uomo, esso è limitato solo dalla volontà dell’uomo, e pertanto sono possibili tutte le leggi. Si può pertanto legiferare di autorizzare la guerra e le sue azioni piú atroci, nessun diritto civile sarebbe al riparo da tale anomia. Ricordiamo soltanto che i nazisti non hanno infranto alcuna legge esistente, ne di diritto internazionale nè di diritto interno. A loro piaceva, nello spirito del tempo, fregiarsi della patente rivoluzionaria, ma il percorso per il potere fu del tutto legittimo ed elettivo, le leggi furono tutte emesse secondo le regole a quel tempo vigenti e il comportamento in guerra – per nulla diverso da quello inglese e americano – rispettava ogni convenzione internazionale. Tanto è vero che per azioni per le quali i generali tedeschi sono stati impiccati, quelli inglesi, americani e sovietici sono stati decorati. Solo dopo la guerra, divenute note le atrocità commesse, si è ritenuto ad inventarsi il concetto di una legge etica assoluta, da rispettare a discapito della sovranità popolare libera, per potere salvaguardate il punto uno, la uguaglianza davanti al diritto. In questo il pensiero liberale laico ha dovuto, in mancanza di un Dio indiscutibile, reinventarsi dei limiti assoluti,chiamati Etica, in questo recuperando null’altro che il pensiero precristiano greco e romano che già aveva affrontato il problema in modo esaustivo. Siamo cosí arrivato al punto 3.

Per 3: necessita una entità superiore, indiscutibile, non soggetta alla volontà e all’arbitrio umano, per evitare eccessi e porre un limite alla cattiveria umana. Se la religione offre una facile ed acritica soluzione al problema, adatta alle masse e alle menti semplici, la applicazione del punto 2, che pone la sovranità legislativa sul popolo, apre il problema, in fono irrisolvibile, di dover porre anche questo corpo legale di base, questa legge fondamentale, all’arbitrio umano, cosa che porta al disastri già citati.

E’ evidente che i principi della dottrina politica moderna non sono applicabili in modo diretto, ma necessitano di una interpretazione applicativa approfondita e ragionata. Non c’è spazio per i puristi della parola, che devono cedere il passo ai realisti della fattibilità.

Resta poi per il problema su come implementare la espressione del potere popolare, citato nel punto secondo. Nei tempi antichi, in linea con la selezione naturale, lo strumento era la forza. L’animale uomo piú forte si imponeva e traeva la sua legittimazione al governo del proprio branco in tale forza. Nessun lupo mette in dubbio la correttezza del comando del capo del branco, nessun antico Lacedemone turbava il potere del Re con parole prive di fatti.

La intelligenza umana e la capacità di pensiero introducono in questo un fattore disruttivo. L’uomo ad un certo momento della storia passa da naturale a intellettuale, e l’affinamento delle capacità intellettuali peggiori, come la bugia, la dissimilazione, il convincimento e l’intrigo, insomma le specifiche doti di chi sa utilizzare altri uomini a proprio favore senza dover ricorrere a singolar tenzone, nascono e preso si affermano. Sono le caratteristiche del venditore, di chi sa convincere altri di avere bisogno di cose invece a lui solo utili, che passa progressivamente al dominio della politica.

Non piú pugni e spade, ma forbite parole, alleanza occulte e convinzioni dissimulate portano in cima al potere. E per non perderlo, ben presto i nuovi potenti iniziano a denigrare la forza, a delegittimarne l’uso, nel timore di essere aggrediti e soccombere in una disputa basata su di essa.

Se la successione degli antichi imperatori e sultani era regolata con le uccisioni, i potenti di allora corrono ai repari e inventano altri sistemi esclusivi di legittimità del potere: l’ereditarietà prima e il voto dopo.

Ereditarietà che, con apoteosi al Congresso di Vienna dopo la caduta di Napoleone, tenta la vana strada del congelamento sine die del potere. Se prima un valoroso capitano di ventura, anche se di bassi natali, come lo Sforza per fare un esempio, poteva sperare di arrivare all’apice del potere, se semplici combattenti salivano la scala militare e venendo nobilitati davano origini a case blasonate di re e principi, ora questo ascensore verticale veniva bloccato.

Ovviamente, il risultato è inevitabile, questo porta alla caduta di tutto il sistema. Pensare di imbrigliare la evoluzione umana in poche famiglie è folle piú di ogni altra cosa.

Arriva cosí l’ascensione al potere per elezione. Prima di censo, poi plebiscitario in rispetto del primo principio. Ma attenzione: se nel combattimento a mano armata vi erano elementi congeniti e di addestramento oggetivi, come la forza e la capacità militare, ora tali elementi non sono piú certi.

Il voto popolare non è legato a vincoli. Originalmente si tentava di dare almeno l’elettorato passivo solo a persone dotate di alcune caratteristiche ritenute necessarie ed utili, ma poi la palese incompatibilità con il primo principio fece cadere tale tentativo.

Arriviamo pertnato alla situazione attuale in cui un piccolo gruppo di uomini, spinti da avversione al lavoro, arroganza, ambizione o altro, vive nella perenne corsa al guadagno dei voti. Il ripetersi delle elezioni e la necessità sempre maggiore di applicare le proprie doti di venditore, con il tempo restringono lo spazio lasciato alla azione politica reale, cioè di governo dello stato, spostando tali risorse sulla campagna elettorale perenne, in cui si consuman tutte le energie del soggetto che si propone.

D’altra parte la presenza della possibilità capillare di diffusione mediatica delle informazioni e la nascita della scienza della pubblicità commerciale, costringe le azioni di recupero del consenso in binari di mera vendita, di “battage” pubblicitario privo di ogni significato e finalità veri ma volto al solo e mero recupero del voto. In tal modo il politico moderno assume il comportamento di uno scrittore di romanzi popolari: non fa quel che vorrebbe o ritiene giusto, ma asserisce e propone al consumo popolare (i.e. il voto) ciò che lui o i suoi consulenti mediatici ritengo essere fonte di maggiore consenso.

Un siffatto sistema ovviamente perde ogni potere di indirizzo e di governo, nel senso vero della parola, ma divento preso una banderuola dominata dalla mutevole anima popolare.

E qui torniamo presto a cozzare con il principio terzo. Se dopo la guerra si è capito che la eliminazione di Dio dalla dottrina politica è possibile solo sostituendolo con un corpo Etico certo e insindacabile, cioè sottratto alla sovranità popolare, questo diventa sempre piú difficile da digerire in un sistema in cui l’unico motore è la spasmodica e indiscriminata ricerca del consenso popolare.

Il rischio di un deragliamento con sforamento di ogni decenza e limite è facile e da ritenersi inevitabile.

Cosa deriva da quest riflessioni?

Nulla di nuovo. Ne deriva semplicemente che se la monarchia ereditaria è un congelamento morto di un principio di governo funzionante, per cui di durata limitata, la democrazia plebiscitaria è un assurdo, una contradictio in terminis che nella storia del mondo occupa giustamente solo frazioni del tempo di governo di uno stato.

Roma viene fondata e si da un Re per merito, riesce a mantenere tali capacità per poco, con un veloce degrado e l’avvento della Repubblica. Questa resiste alcune centinaia d’anni per poi trasmutarsi nell’Imperium, in cui l’elezione resta fonte di potere (il titolo non è mai ereditario), ma è a vita, e la successione viene scatenata per natura, ovvero morte naturale o violenta. Non c’è spazio per la pubblicità e il r incretinimento popolare, non arrivano al potere solo i piú scaltri e bugiardi venditori di cavalli, ma persone che fanno un percorso non sempre simpatico, ma efficace e poi hanno tutto il tempo per potersi dedicare a governare. E l’Imperium dura millenni.

Per chiudere una riflessione: il Papato, potentissimo e ricchissimo tutt’oggi, nonostante tutte le assurdità, ruberie, torture e falsità palesatesi nei secoli, usa come forma dello stato una elezione a vita non costituzionale.

Meditate. Forse tutta la dottrina politica va rivista in modo evolutivo se vogliamo porre un freno alla disgrazia di essere governati da venditori e truffatori.

Spunti e idee “off-topic”

Anche se si è abituati a scrivere e parlare in modo serie all’interno di un corpo tematico preciso, mantenendo uno stile serio e compito all’interno dello stesso tema e cercando di non farvi penetrare argomenti o idee personali non collegate, cresce comunque a volte lo stimolo di uscire dal tema, di dire altro, di comunicare idee non correlate.

Questo bisogno è eminentemente egocentrico nella sua stessa natura, in quanto è evidente che se scrivo di automobili in una raccolta di testi di automobili, lo faccio per soddisfare un bisogno di lettori selezionati dal loro interesse sul tema. Nessuno accede ad un testo o blog di automobili, a meno che non sia interessato al tema, e lo fa per avere informazioni precise. Non ci va per sentire le ideee dell’uno o dell’altro scrittore o esperto, ma per avere in prima istanza dati, informazioni, esperienze. Il nome dell’scrittore interessa solo nella misura in cui lo stesso viene valutato per la sua competenza e affidabilità nel riferire appunto quei dati che il lettore cerca.

Se scrivo su un blog di Alchimia, mi rivolgo a lettori venuti per apprendere informazioni sull’alchimia, non per leggere me. Poi che sia io o altri a scrivere è interessante nella misura in cui dal mio nome, dalla mia esperienza si possa trarre una valutazione presunta iniziale della mia attendibilità. Continuando a leggere, il lettore poi si farà una idea propria e mi darà un “voto”, che gli servirà per incasellare meglio quanto da me scritto e da lui stesso letto.

Diverso è se esco dal tema. In quel caso in prima istanza esco dal tacito patto col lettore. Il lettore viene al blog per leggere di alchimia, e vi trova altro. Io sfrutto il suo interesse per l’alchima, e la sua fiducia nella precisione della gestione del blog, per “rifilargli” altre informazioni. Prendo un tema di mia scelta e lo rifilo al lettore venuto per altro argomento. E’ come vendere un prodotto nel negozio sbagliato. Il compratore entra fiducioso di trovare la merce che cerca, quella pubblicizzata sulla insegna, e poi trova altra merce. Magari buona, che però non avrebbe cercato altrimenti.

Pertanto in prima istanza faccio violenza al testo, blog, negozio che dir si voglia.

In seconda istanza infrango il patto col lettore, che si vede offerta merce che non stava cercando.

In terza istanza faccio un atto di arroganza intellettuale. Infatti parlo su un argomento per il quale la comunità dei lettori non mi accredita la competenza. Non ho la “laurea” in “off-topicologia” e in un mondo dove prima di ascoltare una persona le si chiede se ha una competenza formale per parlare, questo non è un atto costumato.

Ed allora non posso parlare se non del tema ufficiale, in questo caso su questo blog, dell’Arte Alchemica?

Bene, sembrerebbe così. Ma sviluppiamo ulteriormente il pensiero. Oggi si rifugge dal cercatore libero, per lanciarsi invece gioiosi nelle braccia di chiunque parli, basta che sia accreditato da qualcuno. Hanno eliminato i Ragionieri di lunga esperienza dalla carriera amministrativa, chiedendo per la dirigenza la laurea. Se uno non ha una laurea, magari presa per corrispondenza su internet, non può sapere. Non può conoscere, non può essere competente. Alla stessa stregua – forse scottati da decenni di incompetenza palese dei politici, ministri, presidenti e simile genìa tutta compresa – non ci fidiamo più della conoscenza di nessuno. Chiediamo a tutti la “patente” per ascoltarlo. Per parlare di Alchimia, devo presentare la “patente” di “allievo di”, e magari mi chiedono pure un bel certificato redatto secondo i dettami della legge 445. Se poi in tale modo mi sono accreditato come esperto di alchimia, non posso più parlare di null’altro, senza essere tacciato di palese incompetenza. Non posso più scrivere ricette per lasagne, descrivere un motore o parlare dei vulcani, perchè la competenza certa in una area, certifica anche la incompetenza nelle altre. E in questo giocano non solo l’ingnavia popolare, ma sopratutto anche la protervia accademica.

L’approfondimento scientifico odierno, enorme e auspicabile, porta infatti a pensare che una mente umana – uguale per legge tra tutti gli appartenenti alla specie – non possa ospitare più di un argomento per volta in modo serio e approfondito. L’ideale dello studioso, mosso da intrinseca e inestinguibile “curiositas” per il mondo in sè, è anatema oggi.

Sappiamo sempre più di sempre meno, e per poter essere ascoltati, dobbiamo specificare con certificati e modi la nostra grande competenza nel minuscolo settore.

Ed allora torniamo a noi. Ogni nostro personale minuscolo settore viene certificato da documenti e testimonianze, che servono per avere ingresso nella platea autorizzata e pubblicizzata come tale al popolo. Per esempio per scrivere di Alchimia, devo dire di chi sono allievo e scrivere su un testo o blog notoriamente dedicato a tale argomento. Il lettore, rassicurato dalla certificazione questa volta del blog stesso, ascolta tranquillo quel che vi è scritto senza mettere in dubbio nulla o farsi troppe domande, coperto e protetto dalle certificazioni precedenti.

Se ora io infilo un argomento diverso, faccio una grande violenza: rompo la certificazione del blog, mi approfitto della fiducia del lettore di leggere solo argomenti alchemici espressi da relatore certificato e per giunta gli rifilo un testo non certificato scritto da persona non certificata.

ORRORE!

La ISO9000 della filosofia è infranta, colpita a morte giace ai miei piedi e geme nella sua mancanza di procedure, autorizzazioni, certificazioni e controlli di qualità. Il lettore, invece di essere protetto – come un bambino dai suoi amorevoli genitori – da ogni rischio dalla qualità certificata, risulta esposto ai gelidi venti delle idee in libertà, al rischio di nutrire la sua mente con riflessioni non vagliate da esaminatori certificati. Rischia l’estinzione della certezza sull’altare della libertà!

ORRORE!

Oggi ci viene chiesto di agire sempre in tutela della sicurezza, mentale e fisica, di tutti. Una volta comprai un’arma e vi trovai l’avvertimento: “Leggere le istruzioni prima dell’uso, un uso incauto potrebbe comportare rischi anche mortali”. Alla faccia, l’avevo comprata proprio per essere pericolosa, se no a che fine comprare un’arma! Un’altra volta negli Stati Uniti comprai una scatola di sei bicchieri di vetro da mettere in cucina. Vi era scritto: “Non mordere, in caso di rottura le schegge potrebbero provocare ferite orali anche gravi”. Ma và?

Oggi viviamo sempre più nella bambagia della consapevolezza che altri pensano per noi, così non rischiamo nulla. Leggo giornali certificati, uso tram certificati, non salgo su ascensori non certificati, non parlo con persone non certificate ….

Tutto questo ve lo ricordate? Lo abbiamo già vissuto. Per circa mille anni. Già, non vi sembrerà vero, ma è roba già vista. Per aiutarvi a capire, vi dico un nome: Martin Lutero.

Dalla presa di potere della Chiesa dopo Costantino e la sistematica eradicazione di ogni pensiero no conforme, parte una campagna di certificazione del pensiero, con come certificatore unico la Chiesa e il suo sommo governatore, il Papa. Se uno voleva dire qualcosa, doveva prima verificare se corrispondeva alle nozioni certificate dalla Chiesa. E, per non correre rischi, la Chiesa favorì una progressiva de-alfabetizzazione, riservando la conoscenza della scrittura ai soli preti e monaci, a coloro insomma che erano certificati appartenenti all’asse di governo del sapere. Si arriva all’assurdo estremo che non solo le classi povere, come era sempre stato, ma persino le classi dominanti, i Re, Principi e Duchi, erano analfabeti e si dovevano servire di scribi per trasmettere conoscenza e ordini. Scribi ovviamente rigorosamente con la tonaca. Era vietato ai non sacerdoti leggere la bibbia, perchè ogni interpretazione del contenuto doveva essere certificata prima da un sacerdote. E di questo possono cantare storie edificanti i vari Giordano Bruno, Galileo, Kepler, Copernicus e così proseguendo per citare solo gli ultimi più noti.

Quando Federico II di Svevia, letterato oltre che sovrano, fa sfoggio della sua autonomia e erudizione, diventa il nemico numero uno della Chiesa. Non per il potere, come si dice sempre, perchè su quello ci si accordava in base alle armi di ogni parte, come si è sempre fatto, ma perchè la sua stessa esistenza come sovrano capace di leggere e scrivere, di farsi una idea propria, di parlare con eruditi di altri paesi direttamente, senza il traduttore certificato, lo rendevano un rivoluzionario pericolosissimo. Una minaccia terribile che stava al monopolio certificatore del Papa come Fidel Castro allo strapotere delle Multinazionali Statunitensi.

Martin Lutero cosa fà di poi così grave contro la Chiesa? Beh, semplice, traduce la bibbia in tedesco, nella lingua volgare del posto. Così bastava saper leggere per poterla esaminare. Già un passo, piccolo ma significativo, in avanti. Ecco la grande eresia di Lutero: infrangere il dettato del monopolio della certificazione della esegesi biblica in primis e del sapere in generale in fine.

Ed oggi?

Beh, oggi tanti bravi soggetti, che si presentano come attenti curatori del nostro bene, ci spiegano che solo passando da loro possiamo essere scienziati seri, insegnanti bravi, uomini sociali e giusti. Essi ci amano, sono buoni, ci vogliono bene e ci insegnano. A fare, pensare, sperare e giudicare quel che vogliono loro.

Cresce l’analfabetismo, perchè la lettura è stata sostituita delle immagini (video) e parole sonore (una volta erano statue, mosaici e prediche).

Ed infine, apoteosi del governo del sapere, gli stessi strati dirigenti, di governo, progressivamente rinunciano alla loro alfabetizzazione per appoggiarsi sui cosiddetti “esperti”, sui certificatori del sapere. Il Re che legge e scrive per tramite del prete scriba, oggi è espresso dal parlamentare, ministro, Presidente ignorante, magari persino incapace a formulare frasi corrette nel suo stesso idioma natìo, che per ogni cosa reale deve appoggiarsi su degli esperti certificati.

E non ridete della ignoranza dei governanti. Essa è strumento voluto e propedeutico alla vostra sottomissione. Perchè dovete sempre chiedervi: Certificati da chi?

Infine non fermatevi alla storia: Se nel medioevo erano i preti romani a fare i certificatori, e re e popolo dovevano essere certificati, in futuro lo schema sarà sempre uguale, ma non saranno più i preti romani. Qualche Gesuita ci prova e ci proverà, ma la storia si ripete nei concetti, non nelle specifiche. Saranno forse preti non cattolici, mullah o similari, ma anche forse informatici nascosti nelle loro stanze piene di LED, forse generi professionali umani ancora da inventare: ma lo schema non cambia. Una genìa ridotta di soggetti che senza necessità di passare attraverso il potere ufficiale, governa fino alle radici il mondo, perchè ne governa i pensieri, le convinzioni, il senso del “giusto e sbagliato”, la morale.

E a questo punto vi devo dare una brutta notizia. Avevo iniziato volendo parlare di un argomento “off-topic”. Di qualcosa al di fuori dell’Arte Reale, di qualcosa per cui ai vostri occhi non sono certificato, per il quale non è certificato questo blog. Volevo stupirvi con idee e parole inaudite in questa sede, prive di diplomi e lauree, non iscritte ad alcun Ordine professionale, prive di biglietto o lasciapassare alcuno.

Ebbene, non ci sono riuscito. Alla fine sono caduto nella trappola. Ho parlato di cose che comunque rientrano, seppur in forma più complessa, nel nostro tema. Peccato.

Ma ho anche una buona notizia.

Il Blog non è certificato. Il suo estensore non è certificato. Leggendo qui, non avete alcuna garanzia su cosa leggete. Tutto è, ma è privo di timbro. Leggete a vostro rischio e pericolo. Non vi dirò mai quando e come vi sono rischi, mai se vi sono pericoli. Vi dirò solo e sempre cosa è. Non vi dirò cosa dovete o non dovete fare delle informazioni ricevute, perchè sono affari vostri. Io vi mostro il ponte, se poi lo volete usare per passare il fiume o saltarvi dentro è un problema solo ed esclusivamente vostro. Anzi. Al massimo vi osservo tacendo, per vedere chi è capace di passare, che destinato a soccombere. Spettatore muto e disinteressato. Forse. Ma in fondo non ci credo, perchè mi interessa troppo poco.

Sappiate solo che il buio del pensiero unico sta avanzando potente, che chi vi vende sicurezza si fa pagare in libertà, che l’ignoranza giova ai certificatori e uccide lo spirito dell’uomo libero.

Ed ora andate in pace, nella vostra pace, perchè Ptah non conosce nè pace nè guerra, ma si ferma al conoscere. E basta.

Con affetto, Vostro irriverente e sorridente

Ptah.


Pensierino della notte.

Ptah dice:
Chiudete gli occhi, e vedrete.
Chiudete le orecchie e sentirete.
Fermatevi e raggiungerete il traguardo.

Ma Ptah dice anche:
Siate attenti e vigili.
Non fidatevi delle parole del mondo, perché esse sono false.
Non ascoltate il primo che vi parla, perché chi per primo vi porta la notizia, è quello che vi ha tradito.
Non credete a chi porta la sincerità e l’amicizia sulla punta della lingua, perché essa è biforcuta.
Non credete a chi dice di amare gli uomini, perché il suo disprezzo per essi è proporzionale alla frequenza con cui attesta tale amore.
Non credete ai miti, perché nascondono il risentimento della loro triste condizione sotto il velo dell’umana compassione.
Non credete a chi parla sempre piano, perché sta studiando le vostre reazioni al proprio esclusivo fine.

Ptah conclude:
Pensate e ascoltate solo il vostro cuore quando vi parla piano.
Fidatevi del vostro animo perché solo vi ama.
Scivolate nel tempo come viaggiatori esperti in terra ostile.
Ma sopratutto ricordatevi sempre chi siete.
Prima, ora, dopo. Se non lo sapete, cercate di saperlo. Perché senza sapere questo, non vi è salvezza alcuna ma solo vana illusione.

Una vecchia barzelletta.

Una volta un uomo saggio chiese ad un suo simile inesperto ma volonteroso e operoso: “La conosci la differenza tra un ippopotamo e un ippopotamo?” L’interlocutore ci pensò un pò, ma rimase sconcertato. Ed alla fine dovette ammettere che non la conosceva. Allora l’uomo gli disse: “In acqua nuota, sulla terra corre.” L’ascoltatore ci pensò un pò senza arrivare ad alcun risultato sensato e si avviò lentamente verso casa. Arrivato alla porta scese nel suo Laboratorio, luogo di più facile riflessione, per esaminare meglio l’insolito enigma. Nel sedersi nella poltrona comoda, che aveva sistemato da tempo davanti al suo forno, fece passare lo sguardo sui vasi e vasetti pieni di tartaro, sali, metalli e fusioni appoggiati sul tavolo e sugli scaffali. E allora di soprassalto scoppiò in una fragorosa risata, fece spazio sul tavolo del laboratorio tra tutti i suoi vasetti e scatolette, spostandole con gran rispetto e affetto, toccandone con Amore alcuni messi da parte anni addietro. Poi si recò a prendere la bottiglia di Armagnac custodita da tempo in un armadio e un portacenere, poggiandoli sul tavolo in mezzo ai propri tesori dell’Arte. Si versò un pò del prezioso liquore, accese il suo Havana preferito e si sedette finalmente in gran tranquillità nella poltrona, sorridendo con un leggero scrollamento della testa. E fu così che l’uomo si riconobbe e divenne Ptah.

Pigrizia.

Da tempo ormai mi tengo lontano dal Blog.
A dire il vero mi tengo lontano da un sacco di cose. Dopo essermi concesso l’esperienza di “facebook”, ove in poco tempo ho raccolto duemila “amici”, mi sono stufato e l’ho cancellato. Per soverchiante disinteresse. Carino come gioco, ma quando ho notato che i minuti dedicati superavano quelli utilizzati per cose più divertenti, mi sono detto che ero matto.

Un mondo finto, come ce ne sono tanti. Come videogiochi, facebook, twitter e similari che in fondo sono come le sostanze allucinogene. Fanno credere reale qualcosa che in realtà non esiste.

Poi mi tengo lontano dagli alchimisti. Non per disinteresse, e nemmeno perchè non approvi i loro sforzi. Anzi. sono lodevoli nella loro ricerca spasmodica di insegnare agli altri la loro scienza. Si affannano a raccogliere adepti, per spiegare a loro la propria scienza. Veri educatori, più o meno paludati in base alla propria inclinazione caratteriale, parlano, fanno incontri, a volte scrivono. Già. Scrivono anche.

Ma quando mi sono ricordato quel che dicono i testi di Alchimia, affermando con certezza che sono scritti per chi è già a conoscenza dell’Arte, e nulla possono insegnare, se non puntando semplicemente il dito rimanendo in silenzio, mi sono chiesto a cosa potesse servire tutto questo agitarsi.

Pochi poi realmente frequentano quella via “falsa ma utile” insegnata dal Maestro Lucarelli, pochi si sporcano le mani, e questo è veramente un peccato. Ma visto questo fatto che dà tristezza, ci sono poi altri – pochi a dire il vero – che continuano a sporcarsi le mani anche dopo che avrebbero dovuto capire a cosa servisse tutto quel lavoro al forno. E anche questo non genera certo soddisfazione.

 

Tempo fa, camminando in un bosco dai radi alberi, vidi da lontano un uomo camminare nella direzione opposta. Il sentiero era ben preparato e si snocciolava in mezzo ai fusti degli alberi, con un sottobosco pulito e privo di cespugli, permettendomi di osservarlo per un bel pò di tempo, prima che ci incrociassimo.

L’uomo era vestito bene, in modo acconcio al luogo. Pantaloni “a coste” di velluto spesso, scarponi e sopra una camicia spessa a quadratoni come sono in uso dai boscaioli americani e canadesi. Lo vidi guardarsi in giro, ma non ad altezza d’uomo. Guardava in basso, poi in alto, fece due passi e girò nuovamente lo sguardo. Poteva sembrare che cercasse qualcosa, ma certo non lo cercava sul viale! O volava come un uccello, o correva come uno scoiattolo, ma definitivamente non camminava come un uomo! DEl resto questi gesti li fece lentamente, con grazia, non certo come uno che teme qualcosa o sta affannandosi a trovare una cosa persa. A volte, senza apparente ragione, lo vidi contrarre il viso in un sorriso, a volte mi parve pure che ridesse, accompagnando il riso con una leggera scrollata della testa.

Ad un certo punto lo vidi sedersi su un tronco caduto a terra. Quando lo raggiunsi, gli feci un cenno di saluto, come usano fare i montanari qando incontrano un’altro viandante. Lui rispose con un accenno di saluto con la testa e mi guardò attentamente. Aveva occhi di un azzurro profondo, con lineamenti del viso eleganti ma non effemminati. Labbra piene ed un naso diritto completavano il quadro. Dopo avermi osservato fece un ampio sorriso e mi disse “Buon giorno Signore, sul sentiero anche Lei? Posso sapere da dove viene, visto che procede in senso opposto al mio?“.

Lo guardai sorpreso, non aspettandomi quella domanda. E poi, pensai, se va da dove vengo, saprà dove sta andando! Sarà matto, mi dissi. Ma non volevo essere scortese, e gli risposi: “Vengo da dove Lei sta andando e vado da dove Lei provviene. Concordo con Lei che sia un bel posto che vale visitare.” Lo salutai ancora con un cenno e mi accinsi a proseguire, quando mi sentì chiamare: “Cammina, viandante, sereno sulla via, che tutto Ti dona di quel che è sotto i Tuoi piedi e di quel che è sopra la Tua testa in ogni singolo istante. Ricordati sempre che nascita e morte si incontrano in uno stesso luogo, uno stesso punto, una stessa ed unica essenza. Solo il senso del cammino è apparentemente diverso, ma riconoscere questa verità verissima con anima e spirito è un Dono Sublime..”. Mi voltai e lo vidi allontanarsi e scomparire sul viottolo, ridacchiando nell’osservare nuvole e sassolini.

Fui soddisfatto del mio cammino, come un uomo che scopre di avere pensato ed agito giustamente. E nulla mi restò da fare oltre. Volli dare un nome a tutto questo, a questo stato d’animo. In mancanza d’altro, decisi di dargli il nome di

Pigrizia.

 

 

Si dice che la notte più buia è quella che permette di apprezzare al meglio la luce delle stelle. Che il nero più profondo sia culla e custodia più raffinata per la luce del diamante più puro.

In analogia possiamo dire che per sentire l’armonia della Natura, dobbiamo prima far tacere ogni altro suono, ogni respiro, ogni movimento. Sembra poco, ma se guardiamo bene, per raggiungere questo silenzio non basta fuggire dai rumori, bisogna anche far tacere tutto e tutti. Uomini e bestie, va bene, ma anche tutto quanto si muove nella natura. Vanno fermati i venti e le piante, la linfa nei vasi degli alberi, l’oscillare stesso delle molecole nel loro incessante moto termico. Il pensiero stesso.

Il silenzio totale è come una sospensione di tutto, un blocco del respiro, la natura che si ferma di colpo. Come un uomo che di colpo trattiene il respiro. In ultima analisi è come fermare il tempo stesso.

Ma essendo tutto fermo, nessuno sarebbe in grado di accorgersene, sarebbe un buco nel tempo che solo chi sta fuori di questo universo congelato di colpo potrebbe notare. Un buco, che lo stesso universo congelato, al suo riprendere, non potrebbe in alcun modo ricordare. Sarebbe a tutti gli effetti inesistente per chi lo subisce. Un porta verso il “fuori”, un “altro” come quel mondo che osserva l’Alchimista nella famosa immagine in cui passa con la testa il limite del cielo.

Ecco, un passaggio che conduce fuori, non una alterazione del dentro.

Ma questa sera non è adatta per ulteriori parole. Poche soltanto, che pochi sono i giorni dal ritorno della luce. Ancora forte è il gelo, forte il sonno della Natura.

Guardare fuori. Provateci. E aspettatevi di ridere di gusto quando ci riuscite.

Passeggiando

Ptah fa ammenda.

Ai suoi lettori, perchè è stato assente.

Ai suoi detrattori, perchè non gli ha riempiti di gioia concedendo loro la possibilità di contrastarlo.

A tutti. Perchè potrebbe avere detto parole, che non ha detto.

Quando la coltre dell’IO copre con la sua dolce nebbia i nostri pensieri, tutto diventa più facile, semplice, soddisfacente. Soffriamo godendo di soffrire, perchè l’IO ci permette di ragionare sulla sofferenza, quando gioiamo, perchè l’IO ci permettere di affermarne la proprietà.

Ptah ha levato la nebbia, ha ritenuto sollevare il velo, ha sentito l’Essere penetrare nell’IO e farlo suo, e ha ritenuto, in suprema superbia, di trarne la conseguenza suprema, quella del silenzio.  Ma Ptah ha errato.

Il silenzio è proprietà di altri, di altro. Credere che possa essere posseduto, esercitato, goduto in pieno libertà è peccato contro l’UOMO.

Ptah riflette.

Sapere cosa sia il Mercurio Comune è auspicato dai Filosofi. Conoscerlo, tesoro degli adepti.

Ora Ptah, dopo avere da tempo contemplato il mercurio, ed avere ritenuto di non sposarlo ad alcuno zolfo,  ha realizzato che credere una tale cosa è suprema INVIDIA. Con buona pace del Filalete.

Essere è solo una condizione transeunte, pensare uno strumento fallace, conoscere una superbia inoperosa.

Ptah riflette.

A Pollicino un messaggio: agisca.

E poi, quando sole e luna si incontrano, quando il velo si assottiglia nel gioioso terrore della conoscenza, quando l’IO ha conosciuto il suo passato, allora ci si pone davanti la conoscenza del dopo. Il passato distillato nel futuro . E dico “nel” non per errore ma per verità.

Ed allora Ptah vi dice:

Abbiate tutti  l’ardire della gioia, la supremazia della potenza dell’Essere, perchè tutti sono destinati alla conoscenza, ma solo pochi se ne rendono conto.

Freddo è il vento sulla montagna di Zarathustra, ma dolce il sapere che esiste il vento!

Ptah riflette su cosa sia meglio fare.

con affetto

Ptah